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4 APPUNTAMENTO MESE DANTESCO – LECTIO DEL PROF. MAURIZIO GOBBI

Giovanni di Paolo (1398 – 1482), Dante e Cacciaguida, miniatura, anni ’40 del XV secolo

Prosegue il Mese Dantesco 2024; dopo l’avvincente incontro di geopolitica con Alessandra Mularoni e gli allievi del Liceo e la suggestiva conferenza concerto “Dante in Musica” di Nicola Giaquinto con gli allievi dell’Istituto Musicale Sammarinese, il terzo appuntamento è fissato per mercoledì prossimo nella Sala Alberoni della Biblioteca di Stato, alle ore 16,45. Il professor Maurizio Gobbi, grande appassionato di letteratura italiana ed particolare delle opere di Dante Alighieri, terrà una lectio dal titolo: “Dante inviato Celeste – Investito di una missione redentrice, il Poeta lancia invettive nei confronti di un mondo corrotto e perduto nel peccato”.

Dante concepisce la stesura del suo poema come una missione finalizzata alla redenzione dell’umanità corrotta. Non a caso, nel secondo canto dell’Inferno egli apparentemente si schernisce, dicendo di non essere né Enea né Paolo, i soli a cui è stato concesso di visitare il Paradiso (per Enea i Campi Elisi). La missione di Enea è la felicità terrena, quella di Paolo la beatitudine celeste.

La Commedia è tutta protesa verso la renovatio universale ad opera di un Veltro. Vi è in essa un profondo significato escatologico. Dante si erge a giudice dell’umanità corrotta e ne indica il riscatto ad opera di un peccatore partecipe di un disegno provvidenziale. Come Anchise aveva investito Enea (sanguis meus) allo stesso modo Cacciaguida investe il pronipote di una missione salvifica. Lui ingiustamente perseguitato, esiliato e ridotto ad elemosinare il pane presso varie corti.

La profonda convinzione che Firenze, l’Italia e l’intero mondo cristiano siano in preda all’invidia, alla superbia e all’avarizia delle classi mercantili, assume caratteristiche non solo politico-morali ma addirittura mistiche. L’influenza di Gioachino da Fiore e degli spirituali francescani è indubbia. Nel poema sono frequenti i richiami profetici, in particolare due: il Veltro e il “Cinquecento diece e cinque” (Pg XXXIII, 43), anagrammato in DVX, che i commentatori hanno interpretato in svariati modi (condottiero, imperatore o addirittura lo stesso Dante).

Nel corso della lettura verranno citati parecchi passi delle tre cantiche, più o meno noti, in particolare le invettive contro le città toscane di Firenze, Pisa, Pistoia, Arezzo. Non mancheranno attacchi ai genovesi e ai romagnoli, in particolare ai Malatesta. Ma soprattutto condanne ai pontefici corrotti, nella lunga invettiva di San Pietro. Stoccate di ogni genere saranno riservate a Bonifacio VIII, ritenuto il principale responsabile del suo esilio, nonché ai numerosi nemici personali.

Tuttavia nel corso della lezione troveranno posto anche parole di ammirazione per la magnanimità di personaggi illustri come Farinata degli Uberti ed altri. Insomma una lunga carrellata di strofe che ci restituiranno svariate immagini della Firenze e dell’Italia trecentesca.

Tutti gli appassionati di cultura, in particolare di quella dantesca, sono quindi invitati a partecipare al terzo incontro, che si terrà mercoledì 8 maggio nella Sala Alberoni della Biblioteca di Stato, alle ore 16,45; l’ingresso è libero.

Il Mese Dantesco 2024, organizzato dall’Associazione Sammarinese Dante Alighieri, e precisamente dalla Commissione “Letture Dantesche”, presieduta quest’anno dalla professoressa Valeria Martini, si tiene sotto il patrocinio della Segreteria di Stato per la Cultura, dell’Ambasciata d’Italia a San Marino e della Commissione Nazionale UNESCO e viene realizzato grazie anche al contributo economico della Società Unione Mutuo Soccorso.

fonte: Ufficio Stampa Associazione Sammarinese Dante Alighieri